Anatomia del “male oscuro”: come capire la depressione

il male oscuro

 

 

 

 

 

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato.
(Eugenio Montale)

Il “male oscuro”, che rimanda al bel libro di Giuseppe Berto del1964, è diventato, nel linguaggio comune, l’ovvio sinonimo di depressione. Un sinonimo quasi romantico per chiamare una malattia che, nella realtà è tutto fuorché romantica. Un disturbo mentale ancora oggi negato, sottovalutato o confuso ma che assume sempre più un carattere rilevante e raggiunge cifre impressionanti.

Probabilmente questo sarà l’articolo più difficile da scrivere per me.

Perché i disturbi della mente spaventano, e sono ancora oggi poco conosciuti. Talmente variabili e delicati che si rischia di cadere nell’errore o nella banalità.

Cerchiamo di capire di cosa si tratta

La depressione è un disturbo dell’umore, caratterizzato da frequenti e intensi stati di insoddisfazione, tristezza, perdita di interesse nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono del male oscuro soffrono davvero, attanagliate da un costante malumore e pensieri negativi circa se stessi e il loro futuro.

Le cause della depressione possono essere molteplici e diverse da persona a persona. Le ricerche rilevano tuttavia due fattori di rischio principali:

  • Il fattore biologico, legato ad una maggior predisposizione genetica;
  • Il fattore psicologico, i comportamenti appresi, le esperienze significative che si sono vissute.

Oltre a questo, ovviamente vi sono altri elementi, come l’ambiente di vita, o fattori scatenanti quali ad esempio un lutto, problemi familiari, economici, lavorativi, un fallimento, ecc.

Alcune volte la depressione può manifestarsi con sintomi lievi o transitori, legati ad alcune situazioni della vita. In altri casi la malattia può essere talmente importante da impedire lo svolgimento delle normali attività quotidiane, fino all’invalidità. Non da ultimo può condurre la persona anche alla morte.

Possono esserci delle forme acute, con fasi depressive molto intense ed improvvise. Oppure forme croniche( 15% dei casi), con un andamento alternato tra periodi in cui i sintomi sono più leggeri ed altri in cui si aggravano.

I sintomi più comuni sono la perdita di energia, agitazione motoria, disturbi del sonno, modificazioni del peso corporeo, dolori fisici, perdita del desiderio sessuale.

Le persone depresse vedono il mondo attraverso lenti scure

depressioneTutto diventa difficile da affrontare, persino alzarsi dal letto, lavarsi, vestirsi, uscire di casa. Tristezza, angoscia disperazione, perdita della speranza, senso di vuoto e di incomprensione.  Ci si isola sempre più dal mondo, dagli amici, i comportamenti sono passivi. Con il pensiero fisso del proprio malessere ( che in termini scientifici si chiama ruminazione)

L’impatto è drammatico, sia per la persona, sia per la famiglia. Si modifica infatti, in maniera più o meno grave il ruolo sociale, relazionale, lavorativo e cognitivo del depresso e come riflesso anche di chi se ne prende cura.

Numeri impressionanti

Secondo l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione sarà la malattia cronica più diffusa entro il 2030 (Dire.it)

In Italia le diagnosi sono 4,5 milioni e le donne sono le più colpite, con un rapporto di 2:1. La stessa proporzione riguarda anche i “caregiver” cioè coloro che si prendono cura e assistono le persone colpite.

I numeri sono in crescita. Questo rappresenta anche un grosso problema di salute pubblica ( nel 2016 la spesa sanitaria ha superato gli 800 miliardi di dollari nel mondo). Oltre alle spese sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale si paga anche un prezzo enorme in ore lavorative perse (nel 2015 in Italia 4 milioni di euro ).

Si può guarire

Si si può guarire. Il percorso è lungo e non certo facile. Nel 50% dei casi si hanno ricadute.

Tuttavia vi sono oggi terapie farmacologiche personalizzate, percorsi di psicoterapia personali e di gruppo, psicoterapia cognitivo comportamentale.

Uno studio recente ha inoltre evidenziato come anche l’alimentazione ricopra un ruolo importante in questa patologia.

Sono state riconosciute alcune carenze alimentari che incidono sui livelli di stress, stati di ansia e funzioni cerebrali. E che, se opportunamente corrette possono contribuire a riportare la persona ad uno stato di salute migliore.

Vediamoli insieme:

  • Acidi Grassi Omega3: Contribuiscono a mantenere la salute delle cellule cerebrali. hanno un’azione preventiva delle infiammazioni del sistema neurale che può portare a disturbi dell’umore. Si trovano nei pesci grassi, nell’olio di oliva e di semi di lino, nelle noci.
  • Vitamine del gruppo B: Secondo il National Center of Biotechnology Information, una carenza di queste vitamine può influenzare notevolmente la salute mentale. Uno studio condotto su donne anziane depresse ha evidenziato una carenza di Vitamina. B in una considerevole percentuale.
  • Acido Folico: la sua carenza influisce sulla risposta dei pazienti depressi alle terapie farmacologiche. Inoltre ha esso stesso proprietà antidepressive. Si trova nei fagioli e lenticchie, negli spinaci, broccoli, frutti tropicali.
  • Ferro: La sua carenza è particolarmente elevata nelle donne (circa il 20%) e causa insufficienza dei globuli rossi e un ridotto apporto di ossigeno al cervello.
  • Aminoacidi: i mattoni di costruzione delle strutture proteiche. Aiutano a bilanciare i neurotrasmettitori e riducono gli stati di stress, ansia e panico.  Li dobbiamo assumere con l’alimentazione, da carne, uova, latticini e fonti vegetali, come legumi e soia.
  • Micronutrienti essenziali,Selenio, Magnesio, Zinco, Iodio.
  • Vitamina D: collegata più volte agli stati depressivi stagionali, tipici dei mesi invernali.

Le carenze alimentari aumentano sempre di più

Infatti lo stile di vita moderno e soprattutto l’impoverimento delle fonti alimentari, non ci assicurano più un’apporto adeguato dei nutrienti necessari al mantenimento della nostra salute.

I cibi sono sempre più manipolati, trattati per la produzione e la conservazione, troppo spesso sofisticati, cioè contenenti sostanze nocive, nel medio e lungo periodo.

Infine non dimentichiamo che in molti casi la depressione è anche associata ad obesità. Leggi questo post per approfondire e scoprire come gestire correttamente peso

Questo impone a tutti noi di integrare la nostra alimentazione.

Sostengo da sempre che è necessario prima di tutto comprendere che gli integratori devono essere alimenti, quindi far parte di ciò che la natura ha progettato per il nostro organismo. Quindi provenire da fonti naturali, biologiche e integrali. Devono essere sicuri ed efficaci e basati su studi ed evidenze scientifiche certe e dimostrabili. E ovviamente non sono assolutamente farmaci, ma comunque bisogna sempre rivolgersi per consigli a professionisti competenti.

Tutto questo contraddistingue fin dal 1958 i nutrizionali di NeoLife. Da quasi 60 anni la mission di Neolife è promuovere la salute e l’alimentazione con prodotti basati sulla natura e supportati dalla scienza, per dare a tutti una vita migliore.

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Simona

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